Il califfato come istituzione politica
di Anouar Abdel-Malek
 

Home | Arte e Cultura | Immigrazione | Islam | Notizie | Cucina | Giustizia | Suggerimenti | Note Legali | Privacy Policy
 

II fondamentalismo islamico è uno dei temi preponderanti della rinascita contemporanea dell'Islam. Vi proponiamo un breve brano di 'Ali 'Abd al-Razeq (1888-1966, Egitto) fa parte del volume L'Islam e i principi di governo del 1924. In esso dopo l'analisi del primo califfato dopo il Profeta Muhammad, quello «esemplare» di Abu-Bakr, egli giunge ad affermare la necessità del ritorno all'Islam fondamentale contro ogni abuso di governo.

'ALI 'ABD AL-RAZEQ

Il califfato come istituzione politica
[...] 9. Vi erano forse altre circostanze specifiche concernenti Abu Bakr che hanno rafforzato l'errore delle masse, errore consistente nel conferire al principato di Abu Bakr una dignità religiosa. In effetti, egli occupava una posizione elevata ed eccezionale presso il Profeta di Dio, e aveva un nome insigne nella storia della predicazione religiosa; tale era pure il suo rango presso i musulmani. D'altronde, egli seguiva le tracce del Profeta passo per passo sia nell'intimo della sua coscienza che negli affari pubblici, e lo stesso atteggiamento teneva anche nella condotta dello Stato. Egli attuò, con tutte le sue forze, una politica che ricalcasse la via della religione, e seguì, nella misura del possibile, il cammino del Profeta di Dio. Per queste ragioni, quindi, il fatto che Abu Bakr abbia circondato la sua funzione, nel nuovo Stato di cui era il primo sovrano, di tutte le possibili apparenze della religione, non dovrebbe sorprendere.

10. Appare [...] chiaro che questo titolo, -califfo del Profeta di Dio,- [...] ha costituito una delle cause dell'errore in cui sono caduti comunemente i musulmani, immaginando che il califfato fosse una funzione religiosa, e che colui che era investito del potere sui musulmani occupava, fra di loro, il posto che apparteneva al Profeta di Dio [...].

11. Era interesse dei sultani diffondere questo errore fra le genti, al fine di utilizzare la religione come scudo per proteggere i loro troni dai ribelli. E questo essi fanno ancora oggi. Con tutti i mezzi essi fanno credere alle genti che obbedire agli imam è come obbedire a Dio. Più ancora, i califfi non si accontentarono di ciò che fece Abu Bakr, né rifiutarono tutto ciò che egli rifiutava: essi fecero del sultano il califfo di Dio sulla terra e la sua ombra vigilante sui suoi adoratori [...].

In seguito il califfato venne inserito nelle ricerche teologiche, come uno degli elementi costitutivi del dogma dell'unità, studiato come tale dal musulmano allo stesso titolo degli attributi di Dio onnipotente o delle qualità dei suoi nobili profeti, e stampato nel cuore come il precetto: «Non vi è altro Dio che Dio e Muhammad è il Profeta di Dio».

Questo è stato il crimine del re e questa è stata la loro tirannia verso i musulmani: li hanno fuorviati dal diritto cammino, hanno sfigurato davanti ai loro occhi il volto della verità, hanno velato le vie della luce in nome della religione, poi, in nome di questa stessa religione, li hanno tiranneggiati, umiliati, e hanno proibito lo studio delle scienze politiche. Essi hanno ingannato e imprigionato la loro ragione, in modo tale che i musulmani non hanno più trovato altro a cui ricorrere al di fuori di questa religione, anche in materia di amministrazione e di politica.

Essi hanno in seguito imposto loro una versione restrittiva della religione e li hanno chiusi in cerchi delimitati ad arte per poi interdire loro tutte le parti della scienza attinenti alla sfera del califfato.

Tutto ciò ha provocato l'estinzione delle capacità di ricerca e di speculazione intellettuale fra i musulmani, che furono come colpiti da paralisi in materia di filosofia politica e in tutto ciò che riguardava il califfato e i califfi.

12. In realtà la religione islamica non è colpevole di questo abuso della nozione di califfato come la intendono i musulmani, con il suo contenuto di ambizione, di timore, di splendore e di forza. Il califfato non appartiene per nulla ai progetti divini, così come d'altronde anche la giustizia e le altre funzioni di governo e le cariche dello Stato. Questi sono infatti progetti politici specifici con cui la religione non ha nulla a che fare e che essa non ha né riconosciuto, né negato, né prescritto, né proibito, lasciandoci liberi di ricorrere ai giudizi della ragione, all'esperienza delle nazioni e alle regole della politica.

Allo stesso modo, la religione non ha nulla a che vedere con l'amministrazione degli eserciti musulmani, l'edilizia delle città e delle rive, e l'organizzazione delle amministrazioni; tutto ciò concerne sia la ragione che la sperimentazione, le regole strategiche, l'architettura delle costruzioni o le opinioni degli esperti.

Non c'è nulla nella religione che proibisca ai musulmani di entrare in competizione con altre nazioni in tutte le scienze della società e della politica. Non c'è nulla che gli impedisca di abbattere questa vetusta organizzazione che li ha umiliati e che essi hanno adottato, né di stabilire le regole del loro regno e il funzionamento del loro governo in conformità a ciò che lo spirito umano ha recentemente inventato, e che l'esperienza delle nazioni ha dimostrato esser quantomai solido in materia di principi del buon governo [...].

ANOUAR ABDEL-MALEK, 11 pensiero politico arabo, Ed. Riuniti 1973
Indietro . . . Articoli e documenti sull'Islam
   
Islam
Home | Arte e Cultura | Immigrazione | Islam | Notizie | Cucina | Giustizia | Suggerimenti | Note Legali | Privacy Policy
Arab.it
info@arab.it
Copyright © A R C O SERVICE 1996-2015. All rights reserved. Tutti i diritti riservati.
E-mail: info@arab.it