Modelli della pratica islamica  

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Durante i primi califfati, emersero quattro stili di comportamento ideologico-politico, in risposta agli eventi storici..

E benché le condizioni in cui si attuarono e le conclusioni a cui giunsero fossero sempre diverse, esiste una straordinaria rispondenza nei modelli di azione e risposta, adottati nell'Islam nel corso dei secoli. Il primo modello è quello cosiddetto di adattamento e sintesi. In ambito politico la sua applicazione è evidente [...] nella creazione delle strutture dei primi imperi, adattandole alla realtà socio-politica esistente [...].

In termini più specificatamente teologici e culturali, questo stile pragmatico fu caratteristi-co di quei pensatori che usarono le correnti tradizionali della filosofia greca, per spiegare i contenuti del pensiero islamico. Ciò che permise il grande cosmopolitismo intellettuale e la capacità di sintesi politica della civiltà islamica medioevale.

Il modello conservatore

Una volta creata e resa stabile la comunità islamica, il compito dei leaders musulmani fu quello di preservare l'integrità delle tradizioni.

(Un comportamento caratteristico del primo periodo della dinastia Abasside). I «dotti» o Ulama avevano riserve sugli aspetti non-islamici del sistema imperiale creato dai califfi, ma ne appoggiarono la leadership politica, [...] nel tentativo di evitare la guerra civile [...].

Gli Ulama divennero i difensori delle tradizioni della comunità [...] osteggiando ogni innovazione, soprattutto quando- nel IX secolo la struttura dell'impero Abasside cominciò a decadere. [...] Ed anche quando mutarono le condizioni gli Ulama mantennero sempre fede al loro conservatorismo.

Questo conservatorismo si pose sempre in contrasto con il modello fondamentalista dell'esperienza islamica.

Fin dalle origini dell'Islam, molti musulmani insistettero sulla necessità di una rigorosa aderenza alla norma della fede. Questo spirito animò i primi Khàrigiti (n.d.r.: minoranza musulmana che, rifiutate tutte le dispute legittimiste, riteneva che la guida della comunità dovesse essere affidata alla persona più santa e degna) ma, dal tempo dei califfi Abassidi, gli Ulama Sunniti divennero gli esponenti-guida di questo rigorismo. [...].

Una figura preminente del fondamentalismo fu Ahmad Ibn Hanbal (780-855) energico oppositore del compromesso politico e delle innovazioni filosofiche [...]. I fondamentalisti infatti erano decisi a conservare il messaggio basilare esplicitamente espresso nel Corano e nella Sunna, ma non furono dei conservatori. [...]. Attivisti politici, in contrasto con le posizioni degli Ulama, rivendicarono il diritto ad un'interpretazione libera dei contenuti basilari della fede.

I fondamentalisti divennero così i leaders più influenti... e spesso impugnarono programmi di purificazione e di rinascita islamica. [...].

II quarto modello pone l'accento sull'aspetto più individuale e personale dell'Islam.

Tutti i musulmani riconoscono la preminenza dell'Islam nella loro vita individuale. Ma molti sottolinearono la maggior importanza di un rapporto dell'individuo con Dio, rispetto a quello mediato nella comunità. Le strutture giuridiche e le istituzioni comunitarie vennero a essere così, subordinate alle necessità di una religiosità personale e all'esigenza di figure carismatiche-guida. In termini politici questo stile personalizzato islamico è il più comune tra i musulmani sciiti, con la loro fede negli Imàn. Ma anche alcuni sunniti riposero le loro aspirazioni nella venuta di un messia o Mahdi, che avrebbe soppiantato le istituzioni esistenti. [...].

Questi quattro modelli non, sono però mutuamente esclusivi. Essi rappresentano degli orientamenti nell'insieme della pratica islamica e si trovano combinati con diversa intensità. [...].

[...] Tra il X ed il XVI secolo, l'Islam si espanse enormemente spingendosi nel profondo dell'Africa, attraverso il bacino dell'Oceano Indiano e nell'Asia Centrale. Le popolazioni invase venivano convertite all'Isiam o sterminate.

Il modello di adattamento e sintesi servì alla creazione di nuovi stati e di istituzioni sociali adeguati alla situazione in espansione della comunità islamica.

[...] In termini sia sociali che religiosi, si adattarono con elasticità gli insegnamenti islamici alle particolari condizioni locali.

E mentre gli Ulama conservatori evitarono di esaltare le conquiste sperando così che non si verificassero rapidi cambiamenti nella comunità islamica, quando l'adattamento e il compromesso sembravano disperdere troppo il messaggio islamico, i maestri fondamentalisti ed i movimenti che gli ruotavano intorno, presero posizioni di rigida aderenza ai fondamenti, provocando talvolta veri e propri movimenti rivoluzionari [...].

Il modello islamico più personalizzato [...] adattato alle specifiche circostanze locali, [...] fornì un'ossatura organizzativa per la più attiva diffusione del sentimento islamico [...].

Dall'inizio del XVI secolo, il dinamismo della comunità islamica era assai evidente. Una cintura di stati islamici e crescenti comunità musulmane si espansero dall'Asia sud-orientale all'Africa occidentale. Al centro di quest'area, l'Impero Moghul dominava l'India, la dinastia Safavide portò l'unità all'Iran e l'Impero Ottomano si espanse attraverso il mondo Mediterraneo. Solo in Spagna questo dinamismo espansionista fu respinto. In questo modo la comunità islamica fece il suo ingresso nell'era moderna della storia in una posizione di visibile potenza. Proprio questa affermazione del sistema di vita islamico può essere il fattore determinante del successivo rifiuto musulmano ad abbandonare le istituzioni isla-miche in favore di quelle sviluppate in Occidente.

La forza organizzativa e il dinamismo intellettuale dei primi imperi musulmani moderni cominciarono a declinare solo verso il XVIII secolo.

All'interno si verificò un naturale tramonto dell'efficienza amministrativa quando i gruppi di interessi dominanti cercarono di proteggere i loro privilegi.

Le tensioni tra conservatori, fondamentalisti e riformisti, cominciarono così anche a perdere il senso di missione che aveva ispirato gli edificatori dell'Impero. Oltre a ciò, l'emergere di un sistema economico mondiale centrato nell'Europa occidentale minò i fondamenti economici delle istituzioni islamiche. E gli sviluppi della tecnologia militare in Europa determinarono lo squilibrio di forze tra gli stati europei e quelli musulmani.

La realtà islamica moderna

[...] Durante il XIX secolo, la crescita dell'apparato militare ed economico europeo in relazione a quello islamico sfociò nella dominazione europea su gran parte del mondo islamico. I musulmani reagirono in vari modi ma i modelli della pratica islamica permasero invariati e riconoscibili. I governanti cercarono di essere realisti, attenti cioè ad adottare nuove idee e nuovi modelli di comportamento.

[...] Nel XX secolo i riformatori islamici avviarono un processo di trasformazione generale della società. Il primo di questi riformisti a prendere il potere fu Mustafà Kemal Ataturk, il leader in Turchia dopo il collasso dell'Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra Mondiale. Ataturk diede vita a un programma di riforme per isolare la società turca dalla dipendenza alla politica ottomana e islamica e, contemporaneamente, per creare uno stato moderno e secolare.

Gli altri leaders del mondo islamico non furono così esplicitamente secolari come Ataturk. [...].

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il Socialismo fornì l'ispirazione alla trasformazione della società islamica. I leaders d'Egitto, Siria, Iraq, furono in prima linea a questo movimento [...].

Mentre i musulmani conservatori rimasero fedeli al loro stile pur accettando le condizioni create dai riformisti. Gli Ulama conservatori egiziani, per esempio, si opposero ai giovani socialisti prima della rivoluzione. Ma, a rivoluzione avvenuta (1952), accettarono il socialismo del presidente Nasser, vedendo in esso un possibile «Socialismo Islamico». E, negli anni 70, dopo la morte di Nasser, gli Ulama aderirono ai principi della cosiddetta «Rivoluzione Correttiva» di Sadat. [...].

La rinascita dell'Islam alla fine degli anni 70 è legata ai fondamentalisti.

Nel periodo della lotta nazionalista contro l'imperialismo europeo e delle soluzioni popolari socialiste ai problemi di sviluppo, i gruppi fondamentalisti furono spesso tacciati di anti-progressismo.

Ma negli anni 70 questa situazione cambiò per la crescente esigenza di tornare alle idee islamiche [...]. Questo atteggiamento fu incoraggiato dall'influenza e dalla prosperità del più forte stato fondamentalista, l'Arabia Saudita. E un impeto ancora maggiore lo diede il successo dell'alternativa rivoluzionaria, più radicale e fondamentalista, di cui un esempio è visto nel regime Libico che rovesciò la monar-chia conservatrice islamica nel 1969 (n.d.r.: il regime del colonnello Muammar Gheddafi).

La rinascita contemporanea

[...] La prontezza della comunità islamica ad adottare nuove tecnologie fa parte della realtà storica. Come ugualmente chiara è la loro ferma decisione a mantenere una identità distintiva islamica in accordo con il messaggio del Corano. Anche se questa volontà sembra essere minata dalla necessità di adattarsi al «mondo moderno» (n.d.r.: una accezione che riporta univocamente alla società occidentale) e spinge i musulmani ad adottare uno stile fondamentalista per riaffermare la validità dell'Islam.

La maggior minaccia del « mondo moderno » è la secolarizzazione. Non è possibile essere un «islamico secolarista» e molti musulmani credono che la secolarizzazione sia parte integrante della modernizzazione.

In una varietà di contesti che vanno dalle monarchie della penisola arabica ai più moderni stati dell'Egitto e ai più radicali esperimenti delle repubbliche islamiche in Libia e in Iran, i musulmani stanno lavorando per creare società che sono chiaramente islamiche, ma che nello stesso tempo partecipano effettivamente al mondo moderno.

«Islam storico e suo attuale "risorgimento"» JOHN O. VOLL, professore di storia, Università di Hampshire traduzione di B. SGRANI da: «Current History», aprile 1980 (voi. 78, n. 456)
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