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... Il giorno dopo Ahmed ed-Danif e Hasan Shumàn si recarono al Divano del Califfo. Baciarono la terra davanti ad Harùn ar-Rashìd il quale chiese: " Capitano Ahmed, dov'è la vecchia? " Allora Ahmed ed-Danif disse: " Per Allàh, o Emiro dei credenti, io non conosco questa vecchia! Affida questa faccenda al capitano Hasan che conosce la vecchia e la figlia; e inoltre egli afferma che la vecchia ha fatto tutto ciò solo per far parlare di sé e attirare la tua attenzione! " Allora Harùn ar-Rashìd si voltò verso Hasan e gli domandò: "E' vero questo, capitano Ha-san? Pensi davvero che abbia fatto tutto questo per guadagnarsi i miei favori? " " E' vero, o Emiro dei credenti! " Allora il califfo disse: " Sulla tomba e sull'onore dei miei antenati, se questa vecchia restituisce a tutta questa gente ciò che ha rubato io la perdono! " " Se questa è la tua volontà, o Emiro dei credenti, " disse Hasan Shumàn, " dammi per lei un pegno di sicurezza! " Così il califfo gettò ad Hasan Shumàn il suo fazzoletto come pegno di sicurezza per la vecchia.
Preso il fazzoletto, Hasan Shumàn si recò subito a casa di Dalila, bussò alla porta e gli venne ad aprire Zainab in persona. " Dov'è tua madre? " le chiese. " Di sopra! " " Valle a dire che Hasan Shumàn, capitano della parte sinistra, le reca da parte del califfo il fazzoletto della sicurezza a condizione che ella restituisca tutto quello che ha preso. Dille anche di scendere con le buone, altrimenti sarò costretto ad impiegare la forza! " Allora Dalila, che aveva sentito tutto, gridò: " Gettami il fazzoletto della sicurezza, e io ti accompagnerò dal califfo con tutta la roba che ho preso! " Hasan Shumàn le gettò il fazzoletto, Dalila se lo mise intorno al collo, poi, aiutata dalla figlia, caricò tutti gli oggetti rubati sull'asino dell'asinaio e sul cavallo del beduino. Quando ebbero finito di caricare, Hasan Shumàn disse a Dalila: " Mancano ancora i vestiti di Ahmed ed-Danif e dei suoi
quaranta soldati! " " Sul nome di Allàh, ti giuro che non li ho presi io! " disse Dalila. Hasan Shumàn si mise allora a ridere e disse: " E vero! :sei stata tua figlia Zainab a combinare questo scherzo! E va bene, quanto ai vestiti, conservali! " Così, insieme con le due bestie, portò via Dalila e la condusse al Divano del califfo.
Quando il califfo vide entrare quella vecchia diabolica, fu colto dall'ira e ordinò che venisse gettata sul tappeto del sangue e vi fosse subito giustiziata. Ma Dalila gridò: " Hasan Shumàn, io sono sotto la tua protezione! " Allora Hasan Shumàn venne avanti, baciò le mani al califfo e disse: " Perdono per lei, o Emiro dei credenti! non dimenticare che tu le hai già fatto grazia. " " E' vero, " disse Harùn ar-Rashìd, " io le ho perdonato perché tu hai interceduto per lei. Vieni avanti, vecchia. Come ti chiami? " " Il mio nome è Dalila e io sono soltanto una povera vecchia. " A questo punto il califfo si mise a ridere e disse: " Tu sei soltanto una vecchia volpe! " E così da quel momento, in tutta la città di Bagdad, Dalila venne soprannominata Dalila la Volpe. Poi il califfo le chiese: " Almeno vuoi dirmi perché hai combinato tutti questi imbrogli e hai dato tanti fastidi a me e ai miei ufficiali? " Allora Dalila si gettò ai piedi del califfo e disse: " Sappi, o Emiro dei credenti, che io non ho agito così per cupidigia dei beni degli altri, ma solo perché, avendo sentito parlare delle gesta di Ahmed ed-Danif e di Hasan Shumàn, e avendo poi saputo che tu, in virtù di queste gesta, li avevi nominati capitano della parte destra e capitano della parte sinistra di Bagdad, ho pensato di compiere anch'io delle gesta pari a quelle di costoro per potere ottenere da te, nostro signore, un incarico degno della vedova del tuo custode dei piccioni! " A questo punto l'asinaio si levò in piedi e rivolto al califfo esclamò: " Che Allàh sia giudice fra me e questa vecchia! Infatti a costei non è bastato di avermi rubato l'asino, mi ha fatto anche strappare due molari e mi ha fatto cauterizzare le tempie dal barbiere! Chi mi ripagherà adesso di questi danni? " Allora il califfo ordinò che a ciascuno di coloro che erano stati giocati dalla vecchia venissero restituite le proprie cose e in più fece dare ad ognuno una somma di denaro a seconda dei danni patiti. E quando fu la volta del beduino, il califfo Harùn ar-Rashid gli chiese: " E
tu, o sceicco del deserto, che lagnanze hai? " Allora il beduino baciò la terra davanti ai piedi del califfo e disse: " 0 Emiro dei credenti, tutto questo mi è successo perché ho lasciato la mia tenda per venire a Bagdad ad assaggiare le frittelle con lo zucchero e il miele di cui mi erano state dette cose meravigliose. Epperò dacché sono giunto in questa città non ho avuto che guai e dispiaceri, ma frittelle niente! " Allora il califfo sorridendo ordinò al cuoco di corte che per un mese intero desse al beduino tutte le frittelle che questi fosse capace di mangiare. Quando tutti se ne furono andati, contenti e soddisfatti, il califfo si voltò a Dalila e le disse: " E adesso, esprimimi pure i tuoi desideri. " " 0 Emiro dei credenti, " rispose Dalila, " mio marito era custode dei tuoi piccioni viaggiatori; io desidero solo che tu dai a me lo stesso incarico. " " E sia! " disse Harùrì ar-Rashìd. " Tu mi risponderai con la tua testa di quei piccioni viaggiatori che mi sono più cari dei miei figli e avrai ai tuoi ordini quaranta schiavi negri e quaranta cani di quelli che presi al re degli afgani quando lo vinsi e lo deposi. " Allora Dalila disse: " lo ti chiedo ancora, o signore, che mia figlia Zainab venga a stare con me nel palazzo dei piccioni per aiutarmi ad assolvere il mio compito. " Il califfo le diede l'autorizzazione e Dalila, dopo aver baciato le mani ad Harùn ar-Rashìd, andò a far trasportare tutti i suoi mobili nel palazzo dei piccioni e prese possesso della sua carica. E così da allora ogni giorno se ne stava seduta sulla porta del palazzo dei piccioni, e ogni giorno saliva al Divano del califfo per vedere se ci fosse bisogno di spedire qualche messaggio. E di giorno il palazzo dei piccioni era sorvegliato dai quaranta schiavi negri, mentre quando scendevano le tenebre venivano lasciati liberi i cani che facevano la guardia durante la notte.
Mi è tornato alla mente, o re felice, che c'era a Bagdad, nel tempo in cui ci vivevano Ahmed ed-Danif e Hasan Shumàn, un altro mariuolo, così scaltro ed abile che le guardie non erano mai riuscite ad arrestarlo: infatti, ogni volta che credevano di tenerlo in pugno, lui sfuggiva loro tra le dita come una pallina di mercurio: per questo al Cairo, sua patria, lo chiamavano Alì Argentovivo. ... continua ...
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Storia di Dalila la volpe e di Alì il cairino, detto Argentovivo
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