Storia di Dalila la volpe e di Alì il cairino, detto Argentovivo
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pilastri ... così gettò un gran grido e cadde a terra svenuta. Tutti accorsero per vedere che cosa fosse successo e subito in quella casa la gioia si tramutò in lutto. Disperata, la padrona di casa corse dal capo dei mercanti al quale raccontò tutto quanto era accaduto. Questi, insieme con alcuni amici anch'essi mercanti, cominciò subito a percorrere la città in lungo e in largo in cerca del figlio rapito. Dopo molte corse avanti e indietro, finalmente il capo dei mercanti vide il figlio sull'uscio della bottega dell'ebreo. Stravolto dalla gioia e dalla collera, si precipitò sull'orafo ebreo gridando: " Maledetto, ridammi mio figlio! " E poi, vedendo che il bambino era quasi nudo: " Che cosa ne è stato dei suoi vestiti? " L'ebreo, tremando di paura, gli disse: " Che cosa ho a che fare io con tuo figlio? Conoscendoti, non avrei avuto certo bisogno di una simile garanzia, ma è stata la vecchia che ha voluto lasciarmi il bambino in pegno dei mille dinàr di gioielli che ha preso per tua figlia. " Allora il capo dei mercanti, sempre più adirato, gli disse: " Ma che dici, insensato? Credi forse che mia figlia non abbia abbastanza gioielli? Poche chiacchiere, ridammi subito gli abiti che hai tolto a mio figlio! " A questo punto l'orafo ebreo, temendo che il capo dei mercanti fosse diventato matto, cominciò a strillare sulla porta della bottega: " Aiuto musulmani, aiuto musulmani! " Proprio in quel momento, si trovavano a passare davanti alla bottega l'asinaio, il tintore e il giovane mercante, i quali, attirati dalle grida, s'informarono della cagione di quel litigio e, saputala, dissero: " Sicuramente siete stati vittime della medesima vecchia che ha imbrogliato anche noi. " E raccontarono la loro storia ai presenti, che rimasero stupefatti, e al capo dei mercanti, il quale, dopo avere ascoltato quella incredibile faccenda, esclamò: "è già molto che sia riuscito a trovare mio figlio! Non m'importa degli abiti: farò conto ch'essi siano il suo riscatto. " E preso il bambino se ne tornò a casa dove la moglie lo accolse al colmo della gioia.

L'ebreo chiese ai tre: " E adesso, dove pensate di andare? " E quelli risposero: " Andremo a continuare le nostre ricerche. " " Prendetemi con voi, " fece l'ebreo. " Va bene, " disse l'asinaio, " ma io propongo che ognuno di noi percorra una strada diversa, così ci sarà più facile ritrovarla. Vuol dire che ci rivedremo tutti alla bottega di Hagg Masùd, il barbiere magrebino. " Così, ciascuno se n'andò per una via diversa.

Ora accadde che, mentre Dalila la Volpe percorreva le vie della città pensando a qualche nuovo imbroglio da combinare, incontrò l'asinaio, il quale la riconobbe e le saltò addosso gridando: " Il malanno a te, vecchia strega! Finalmente ti ho trovata! " " Che ti succede, figlio mio? " chiese Dalila. " Rendimi il mio asino! " " Parla piano, figlio mio! " fece Dalila con voce melliflua. " Non scoprire ciò che Allàh ha coperto con il suo velo! Vediamo un po'! Che cosa vuoi tu? Solo il tuo asino o anche la roba degli altri? "

E l'asinaio rispose: " Solo il mio asino! " Allora Dalila gli disse: " Figlio mio, io so che tu sei povero e non ho voluto privarti, del tuo asino. L'ho lasciato in deposito dal barbiere magrebino Hagg Masùd che ha la bottega qui di faccia. Aspettami un momento, ch'io vado da lui a chiedergli di ridarmi l'asino. " Allora Dalila entrò nella bottega del barbiere e piangendo baciò la mano al magrebino dicendo: " Ahimè! Ahimè! " " Che cos'hai, buona zia? " s'informò il magrebino. " Carissimo, " fece Dalila sempre piangendo, " vedi quel giovanotto che è in piedi là di fronte? Ebbene, quello è mio figlio. Faceva di mestiere l'asinaio, ma un giorno si ammalò e gli umori del sangue gli hanno stravolto il cervello, sicché ora non fa altro che ripetere: < Il mio asino, il mio asino. > Orbene, un medico m'ha detto che potrà guarire solo se gli farò cavare due molari e cauterizzare l'attaccatura dei capelli sulle tempie. Perciò ti prego, prendi questo dinàr e chiamalo qui dentro dicendogli: <Il tuo asino è da me!> e poi fagli quello che il medico ha prescritto. " Ciò detto Dalila se ne andò per i fatti suoi uscendo da un'altra porta, mentre il barbiere magrebino chiamava l'asinaio dicendogli: " Ehi, tu, brav'uomo, entra, ché il tuo asino è da me! " E appena l'asinaio fu entrato nella bottega gli diede un pugno in testa che lo fece cadere tramortito. Poi chiamò i suoi garzoni, lo fece legare, lo fece portare nel retrobottega, dove gli cavò i due molari e gli cauterizzò le tempie. Quando l'asinaio rinvenne e si accorse di quello che gli avevano fatto, esclamò: " Barbiere della malora, perché mi hai fatto questo? " " Tua madre mi ha informato delle tue condizioni di salute, " rispose il barbiere, " e mi ha detto che tu non fai altro che ripetere tutto il giorno: < Il mio asino , il mio asino. > Così io t'ho cavato due molari e ti ho cauterizzato le tempie per guarirti. " " Che Allàh ti castighi per i miei due molari! " disse l'asinaio. " Io, " replicò il barbiere, " ho fatto solo quello che mi ha ordinato di fare tua madre. " " Che Allàh le renda difficile la vita! " gridò l'asinaio.

Il barbiere, vedendo che quello non smetteva di agitarsi, pensò bene di lasciarlo solo e rientrò nella bottega, ma quale non fu la sua meraviglia constatando che il negozio era completamente spoglio. Specchi di madreperla, forbici, rasoi, coramelle, bacili di rame, brocche, asciugamani, sgabelli, tutto era scomparso! E della vecchia nemmeno l'odore! Allora, in preda all'ira, il barbiere tornò nel retrobottega gridando all'asinaio: " Conducimi da tua madre! Quella maledetta ha fatto man bassa nella mia bottega! " " Ma che madre e madre! " ribatté l'asinaio. " Quella vecchia non è altro che un'imbrogliona, che ha truffato una quantità di gente e a me ha rubato l'asino! " Mentre stavano lì questionando, arrivarono il tintore, l'ebreo e il giovane mercante, i quali, vedendo il barbiere e l'asinaio che litigavano, vollero sapere la ragione di quella disputa. Dopo di che, dissero al barbiere: " Quella donna è una vecchia imbrogliona che ci ha truffati tutti quanti. " E ciascuno raccontò la sua storia. Allora il barbiere chiuse il negozio e si recò con loro a casa del capo della polizia, al quale dissero: " Solo tu puoi aiutarci a recuperare quello che è nostro. " " Ma come volete che faccia " disse il capo della polizia, "con tante vecchie che ci sono in città? Almeno, c'è qualcuno fra voi che la conosce?" "Io la conosco," disse l'asinaio, "però bisogna che tu ci dia dieci dei tuoi soldati." Cosi l'asinaio e gli altri uscirono dal palazzo con la scorta di dieci soldati e cominciarono a cercare per la città. ... continua ...

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