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Storia
di Dalila la volpe e di Alì il cairino, detto Argentovivo
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A queste parole il giovanotto, al colmo dell'esultanza, esclamò: " 0 santa vecchia, avevo chiesto ad Allàh una sposa ed Egli non solo mi manda questa bellissima giovinetta, ma ancora mi concede le tre C che fanno felice ogni uomo: cassa, comodi, culo! Tuttavia, per quanto riguarda la terza C, non avertene a male, vorrei prima di decidermi fare un'ispezione del terreno che dovrò seminare, perché promisi alla mia vecchia madre in punto di morte che non avrei sposato nessuna donna se non dopo averla Vista con i miei occhi! " Allora Dalila la Volpe gli disse: " Se la difficoltà è tutta qui, alzati e seguimi a qualche passo di distanza, e io ti prometto di fartela vedere interamente nuda. Tuttavia, se l'ispezione ti avrà soddisfatto, come sono convinta, stenderemo subito il contratto di nozze; perciò sarà bene che ti porti appresso una borsa di denaro, onde avere di che regalare al cadì e ai testimoni e di che pagare il rinfresco come vuole l'uso. " Così il giovane prese una borsa contenente mille dinàr, chiuse bottega e si mise a seguire la vecchia e la giovinetta. Intanto, Dalila la Volpe si chiedeva: " E adesso, come farai, o Dalila dalle mille risorse, a spogliare quest'altro pollo? " E mentre camminava, rigirando nella mente questi pensieri, ecco che giunse davanti alla bottega di un tintore, chiamato Hagg Muhammad, il quale era conosciuto in tutto il suk per essere un uomo di bocca buona, che non aveva preferenze per maschi o femmine. Insomma, costui era come il coltello del venditore di colocasia, che quando taglia il tubero buca sia le parti maschili sia quelle femminili, e in effetti gli piaceva allo stesso modo tanto il sapore dolce del fico che quello più agre del melograno. Ora, quando Hagg Muhammad, sentendo il tintinnio degli anelli alle caviglie della signora Khatùn, alzò gli occhi e vide quel bel giovanotto e quella bellissima fanciulla, il cuore gli diede un tuffo in petto. Ma ecco che Dalila gli si era già avvicinata e, dopo averlo salutato, gli diceva: " Sei tu Hagg Muhammad il tintore? " " Sono proprio io! Che cosa vuoi? " E Dalila: " Della gente dabbene mi ha parlato di te! Guarda quella bella giovinetta, che è mia figlia, e quel grazioso giovinetto imberbe, che è mio figlio! Lì ho allevati io stessa e la loro educazione mi è costata fatica e denaro! Ora sappi che la nostra casa, essendo molto vecchia, è stata puntellata e l'architetto mi ha detto: <Faresti meglio ad andare ad abitare altrove, perché qui c'è pericolo che la casa ti caschi sulla testa. Potrai tornare quando avremo finito i lavori! > Allora mi sono messa in cerca di una casa dove poter prendere alloggio con questi due giovinetti, che mi sono cari più delle pupille degli occhi, e della brava gente mi ha fatto il tuo nome. Perciò ti chiedo se puoi ospitarmi in casa tua con i miei due figli, e ti assicuro che non ti pentirai di avermi fatto questo favore. " Quando udì la richiesta della vecchia, Hagg Muhammad si sentì rimescolare le viscere e pensò: " Per Allàh, questo è come burro fuso sulla focaccia! " Poi disse a Dalila: " Madre mia, è vero che io ho una grande casa, con un salone e un piano superiore, ma tutti questi locali mi servono per ospitarvi gli amici e i contadini che mi portano l'indaco." " Se non è che questo, figlio mio, " replicò Dalila, " poiché si tratta solo di un mese o due, finché non avranno accomodato la nostra casa, ti giuro che i tuoi ospiti saranno i nostri e, poiché noi siamo gente ammodo, se è necessario dormiremo con loro. " Allora il tintore diede a Dalila tre chiavi, una grande, una piccola e una curva, dicendole: " La chiave grande è, quella di casa, la chiave piccola è del salone e quella curva è della stanza al piano superiore. " Dalila lo ringraziò, prese le chiavi e uscì seguita dalla fanciulla e dal giovanotto.
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