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... Quando arrivarono in vista della costa, il capitano ordinò che la nave attraccasse vicino ad un castello. Ed ecco che venne avanti una fanciulla, la quale disse al capitano: " Mi hai portato la pietra e il suo padrone? " " Li ho tutti e due con me, " rispose il capitano. " Dammi la pietra, " disse la fanciulla, e il capitano gliela diede. Poi si diresse verso il porto della città e fece sparare delle cannonate a salve per avvertire il re del suo arrivo. Ed ecco che il re scese al porto e festeggiò il capitano e gli chiese: " Come è, andato il viaggio? " " Ottimamente, " rispose il capitano, " ho anche catturato una nave con quaranta mercanti musulmani. " " Che siano condotti incatenati in città, " ordinò il re. E così i musulmani, fra i quali c'era anche Alà ed-Dín, vennero condotti in catene fino al palazzo del re e fino alla sala delle udienze. Quivi giunti, uno per uno, furono trascinati al cospetto del re, il quale a ciascuno chiedeva: " Di dove sei? " " Sono di Alessandria. " " Carnefice, tagliagli la testa! " ordinava il re. E ciò avvenne per tutti i mercanti, fino a che rimase solo Alà ed-Din. Anche lui fu portato davanti al re, il quale gli chiese: " Di dove sei? " " Sono di Alessandria, " rispose Alà ed-Din. Allora il re ordinò al carnefice: " Carnefice, tagliagli la testa! " E già il carnefice teneva alzata la spada, quand'ecco si avanzò una vecchia dall'aspetto venerabile, dinanzi alla quale tutti si alzarono in piedi. Il re le andò incontro con molto rispetto e la vecchia gli disse: " 0 re, non ti avevo forse detto che quando fosse arrivata una nave carica di prigionieri dovevi darmene uno o due per il servizio della chiesa? " " Hai ragione, madre mia, " rispose il re, " purtroppo me ne sono dimenticato. Ora non rimane che questo prigioniero. Prendilo, è tuo! " Allora la vecchia disse ad Alà ed-Din: " 0 infedele, vuoi servire nella chiesa o vuoi morire per mano del carnefice? " " Servirò nella chiesa, " rispose Alà ed-Din. Così la vecchia prese Alà ed-Din e lo condusse in una chiesa che apparteneva ad un convento di monaci dicendogli: " Oramai tu sei servo di questa chiesa e di questo convento. I tuoi doveri consisteranno in questo: ogni giorno ti alzerai all'alba, andrai nel bosco a tagliare la legna, poi tornerai il più presto possibile, laverai il pavimento della chiesa e del convento, sbatterai le stuoie e spazzerai dappertutto. Quindi pulirai il grano, lo macinerai, impasterai la farina e farai delle gallette; fatto ciò prenderai delle lenticchie, le pulirai, le farai cuocere e ne riempirai trecentosettanta ciotole, una per ogni monaco del convento.
Fatto questo ti recherai nelle trecentosettanta celle dove vuoterai e pulirai trecentosettanta vasi da notte. Terminerai questi lavori innaffiando il giardino e riempiendo d'acqua le quattro vasche che vi si trovano. E bada bene che tutto questo lavoro deve essere fatto prima di mezzogiorno, perché nel pomeriggio dovrai metterti sulla porta della chiesa e costringere i passanti a venire ad ascoltare la predica. Quelli che si rifiutano li picchierai con questo bastone che ha in cima una croce di ferro. Questo è il tuo servizio, e dovrai farlo puntualmente ogni giorno per tutti i giorni dell'anno. "
Udito ciò, Alà ed-Din rimase turbato e si disse: " Come farò mai a sbrigare tutte queste faccende? Forse era meglio se mi consegnavo in mano al carnefice! " E oppresso da tristi pensieri entrò nella chiesa e si sedette su un banco per riposarsi. Era lì da un po' di tempo, quand'ecco senti un suono di voci e alzando lo sguardo vide venire avanti una fanciulla bellissima la quale, volgendosi a un'altra che la seguiva, diceva: " Ti prego, suonami qualcosa sul liuto, Zubaida. " Allora Alà ed-Din guardò la seconda fanciulla, e vide che altri non era se non sua moglie, Zubaida, quella che era morta. Intanto, Zubaida diceva : "Non suonerò, signora, finchè tu non avrai mantenuto la promessa di farmi ricongiungere con mio marito. " E l'altra fanciulla rispose: " Se è per questo, Zubaida, suona anche subito, perché marito è qui, in questa chiesa, e presto ti ricongiungerai con lui. " Allora Zubaida suonò come non aveva mai suonato, in modo tale da far ballare le colonne e i pilastri della chiesa e quando ebbe terminato Alà ed-Din le andò incontro, e si gettarono nelle braccia l'uno dell'altra e per l'emozione svennero. Quando furono rinvenuti, Alà ed-Din le disse: " Tu moristi, Zubaida; come mai ti trovo in vita e come sei giunta in questo luogo? " E Zubaida rispose: " Sappi, o mio signore, che io non morii ma fui rapita da un demone, e quella che Voi avete sepolta non ero io ma solo una vana apparenza. Io ero solo tramortita, e fui trasportata qui dal demone che era al servizio di questa signora che tu ,vedi. Essa si chiama Husn Maryam ed è figlia del re di questa città. Quando mi trovai in questo luogo, chiesi alla signora Husn Maryam: < Perché mi hai fatta trasportare qui? > Ed ella mi rispose: < Sappi, o Zubaida, che io sono dotata di poteri magici e ho letto nelle tavole geomantiche che sono promessa sposa a tuo marito, Alà ed-Din; ora io ti ho fatto portare qui, Zubaida, perché desidero sapere se tu mi accetti come compagna nel matrimonio; ci divideremo il marito in buona pace, una notte con te ed una con ... continua ...
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