Storia di Ala ed-Din figlio di Shams ed-Din
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pilastri... Ora avvenne che la mattina dopo, quando il califfo uscì dalle stanze della moglie, non trovò più né i vestiti, né il sigillo reale, né il rosario, né il pugnale, né la lampada. Fu preso allora da una collera spaventosa e, indossato il vestito del furore, che era un abito tutto di seta rossa, sedette, fremente e taciturno, nella sala del trono, mentre il visir e i ciambellani non osavano guardarlo né fare un gesto. Ma ecco che arrivò il governatore Khalid insieme con Ahmed Qamaqìm. Appena lo vide, il califfo, che ribolliva d'ira, lo apostrofò: " 0 emiro Khalid, come vanno le cose nella città di Baghdad? " " 0 Emiro dei credenti, " rispose il governatore, " la città di Baghdad è tranquilla. " " Tu menti, " gridò il califfo, e gli raccontò ciò che era accaduto, concludendo: " Se -tu non mi riporti ciò che mi appartiene, ti metterò a morte; ma tu prima potrai uccidere Ahmed Qamaqìm, perché nessuno, meglio del capo della polizia, dovrebbe conoscere i ladri e i predoni. " " 0 Emiro dei credenti, " disse il governatore, " il verme dell'aceto è nell'aceto, perché non è possibile che un estraneo penetri nel tuo palazzo. " Allora intervenne Ahmed Qamaqìm il quale disse: " Potente signore, l'emiro Khalid ha interceduto per me, e io ti garantisco che avrai il ladro; seguirò le sue tracce finché non lo avrò preso. Dammi però gli uomini necessari perché chi ha compiuto questa impresa non teme né te né alcun altro. " " Avrai quel che chiedi, " rispose il califfo, " ed avrai altresì un decreto che ti autorizza a perquisire il mio palazzo e le case dei miei dignitari. E chiunque sia il ladro, giuro sulla mia testa, fosse anche mio figlio, sarà impiccato! "
Tenendo dunque in una mano il decreto reale e nell'altra una verga di bronzo, Ahmed Qamaqim cominciò a perquisire le case di tutti i dignitari di corte, fino a che giunse alla casa di Alà ed-Din. Quando Alà ed-Din lo vide con le guardie e il governatore, chiese che cosa avvenisse. Il governatore gli spiegò ciò che era accaduto e Ahmed Qamaqìm aggiunse: " Nobile signore, tu sei al di sopra di ogni sospetto e perciò ti preghiamo di perdonare la nostra intrusione. " " La perquisizione deve essere fatta anche in casa mia! Entrate. " disse Alà ed-Din. Così quelli entrarono e Ahmed Qamaqìm cominciò a girare per il vestibolo picchiando con la verga sulle mattonelle del piantito. Ad un tratto diede un colpo su una mattonella e, questa si spezzò lasciando intravedere al di sotto qualcosa che luccicava. La mattonella venne tolta e nel buco furono trovati gli oggetti rubati. Allora fa redatto un verbale e l'ordine di arresto di Alà ed-Din. Gli tolsero di dosso il turbante e le vesti d'onore, fecero un inventario dei suoi beni e misero i sigilli alla casa. Poi Ahmed Qamaqìm prese la schiava Yasmìn e la portò da sua madre alla quale disse: " Ecco quello che mi avevi chiesto. Consegnala alla moglie del governatore. " La vecchia condusse immediatamente Yasmìn in casa del governatore e, quando Assalonne Bazaza la vide, subito si senti tutto rallegrato e fece per avvicinarsi a lei ed abbracciarla. Ma Yasmìestrasse un pugnale che portava alla cintola e gli gridò" Non accostarti! Altrimenti con questo pugnale ti uccido e ucciderò me stessa! " Cagna! " urlò la signora Khatùn, la madre di Assalonne Bazaza, " come parli? Lascia che mio figlio faccia di te quello che vuole-! " E qual è la legge, " rispose Yasmìn, " che consente alla donna di avere due mariti? E come osa il cane randagio penetrare nell'antro del leone? " Yasmìn rifiutò ostinatamente di avere alcun contatto con Assalonne Bazaza, il quale, struggendosi di desiderio, si ammalò nuovamente. Allora la moglie del governatore, in preda all'ira, disse a Yasmin: " Poiché tu non vuoi soddisfare mio figlio, sarai castigata e nessuno potrà venire in tuo soccorso perché Alà ed-Din morirà tra breve sulla forca." detto, le strappò di dosso le ricche vesti e i gioielli, le fece dare una rozza tunica, e la mandò nelle cucine a tagliare la legna e a pelare le cipolle. E Yasmìn disse: " Soffrirò in pace qualsiasi umiliazione pur di non vedere tuo figlio! " Questo è quello che avvenne di Yasmìn.
Quanto ad Alà ed-Din, le guardie, dopo aver sequestrato gli oggetti trovati in casa sua, lo trascinarono dinanzi al califfo che sedeva sul trono. " Dove avete trovato gli oggetti che mi furono rubati? " domandò il califfo. E quelli risposero: " 0 Emiro dei credenti, li abbiamo trovati in casa di Alà ed-Din. " Il califfo sentì allora che l'ira l'accecava. Prese le sue cose, ma non trovò la lampada. " 0 Alà ed-Din, " gridò, " dov'è la lampada? " " Potente signore, " rispose Alà ed-Din, " io non ho rubato nulla e perciò non so nulla né della lampada né delle altre cose. " " Traditore! " gridò il califfo. " Io ti ho beneficato e ti ho protetto e tu mi tradisci? " E detto questo, ordinò che venisse impiccato.
Intanto però un acquaiolo, che era in servizio presso il consiglio del califfo, si precipitò da Ahmed ed-Danif, il padrino di Alà ed-Din, il quale se ne stava, senza un pensiero al mondo, a godersi il fresco in un giardino. ... continua ...

 
 
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