Storia di Ala ed-Din figlio di Shams ed-Din
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pilastri... padre, il vero traditore, è qui, accanto a te. ed è Ahmed Qamaqìm, il capo della polizia. " Ciò detto Aslàn raccontò al califfo tutto quanto sapeva a proposito della trama ordita da Ahmed Qamaqìm. Allora il califfo al colmo dell'ira si alzò in piedi e ordinò che venisse immediatamente arrestato Ahmed Qamaqìm e che venisse perquisito. E non appena gli frugarono fra gli abiti, subito trovarono la lampada d'oro. Allora il califfo fece trascinare il colpevole davanti a sé e gli disse: " Come mai sei in possesso di questa lampada? " " L'ho comprata, o signore, " rispose Ahmed Qamaqim. " Tu menti! " gridò il califfo, e ordinò ch'egli venisse bastonato fino a che non avesse confessato ogni cosa. Così Ahmed Qamaqìm fini per confessare di aver rubato lui gli oggetti appartenenti al califfo e raccontò anche il motivo per cui lo aveva fatto. Udito ciò, il califfo ordinò che Ahmed Qamaqim venisse arrestato insieme con il governatore. Ma il governatore si gettò ai piedi di Harùn ar-Rashìd dicendo: " 0 Emiro dei credenti, se tu mi fai arrestare, commetti un'ingiustizia. lo non sapevo nulla di questo complotto, che fu ordito fra la vecchìa madre di Ahmed Qamaqìm, lui stesso e mia moglie. " Quindi, volgendosi verso Aslàn, gli disse:: " 0 Aslàn, figlio mio, intercedi per me presso l'Emiro dei credenti! " Aslàn intercedette per lui e il califfo ordinò che ad Aslàn e a sua madre venissero restituiti la casa e i beni che erano appartenuti ad Alà ed-Din. Poi, rivolto al giovane, gli disse " Tu non mi hai ancora chiesto una ricompensa per l'impresa che hai compiuto. " Aslàn rispose: " 0 signore, fa' in modo che io possa ricongiungermi con mio padre. " " Tuo padre, o Aslàn, " rispose il califfo, " fu impiccato ed è morto. Ma se qualcuno venisse ad annunciarmi che egli è vivo gli darei tutto ciò che domanda! " Allora si fece avanti il capitano Ahmed ed-Danif il quale, prosternandosi, baciò la terra davanti al califfo e disse: " Io ti chiedo solo l'immunità, o Emiro dei credenti! " " Ti sia concessa. " " Sappi allora, o Emiro dei credenti, che l'uomo che venne impiccato non era Alà ed-Din. lo feci in modo che un altro condannato prendesse il posto di Alà ed-Din. Quindi condussi Alà ed-Din ad Alessandria, dove gli comprai una bottega, ed egli ora attende ai suoi traffici. " Allora l'Emiro dei credenti disse: " Ordino che ti siano dati immediatamente diecimila dinar e che tu parta subito alla volta di Alessandria e mi riconduca qui Alà ed-Din, il Fedelissimo. " Questo per quel che riguarda Aslàn.
Quanto ad Alà ed-Din, egli era rimasto per tutto questo tempo nella sua bottega a vendere le merci che conteneva il magazzino. Alla fine gli rimase solo una borsa di cuoio, nella quale trovò una pietra a quattro facce, su ciascuna delle quali era incisa una formula magica. Alà ed-Din strofinò la pietra, ma nessun demone si mostrò. Allora pensò: " Forse è solo una comune pietra d'onice! " Così la prese e la espose nella sua bottega. Ed ecco che si trovò a passare per di lì un mercante infedele, il quale vide la pietra ed entrò nella bottega: " L in vendita quella pietra? " chiese ad Alà ed-Din. " Certamente, " rispose Alà ed-Din. " Me la venderai per centomila dinar? " chiese il mercante. " Per centomila dinar te la vendo, " rispose Alà ed-Din. Allora il mercante infedele disse: " Non ho con me questa somma, perché Alessandria, è piena di ladri e mariuoli. Ma se tu vuoi venire sulla mia nave ti pagherò e in più ti, darò una balla di lana d'angora, una di seta e una di panno. " Allora Alà ed-Din si alzò, chiuse a chiave la bottega e consegnò le chiavi al suo vicino dicendogli: " Tienimi le chiavi finché torno. Mi reco sulla nave di questo mercante a incassare il prezzo di un negozio che ho fatto con lui. " Quindi si recò sulla nave con il mercante e appena fu a bordo questi fece portare il denaro e le balle di stoffa promesse, poi disse: " Signore, non sarò contento se non avrai accettato la mia ospitalità. " " L'accetto volentieri, " rispose Alà ed-Din. Allora il mercante ordinò ai marinai che portassero da mangiare e da bere. Ma nelle bevande c'era un narcotico, per cui non appena le ebbe assaggiate Alà ed-Din cadde come fulminato a terra. Quando il mercante vide che Alà ed-Din si era addormentato, ordinò ai marinai di legarlo e gettarlo nella stiva, quindi disse loro di sciogliere le vele e in men che non si dica la nave si trovò in alto mare. Quando furono lontani da Alessandria, il mercante ordinò che Alà ed-Din venisse riportato sopra coperta, gli fece dare una droga che annullò l'effetto del narcotico e, allorchè Alà ed-Din aprì gli occhi chiedendo: " Dove sono? " " Sei sulla mia nave, " rispose il mercante, " e sappi ch'io non sono un mercante, ma un capitano di mare ed ora ti porterò con me a Genova. " Durante la navigazione incrociarono una nave con quaranta mercanti musulmani; il capitano ordinò ai suoi uomini di attaccarla e di abbordarla e così fu fatto. La nave venne abbordata, saccheggiata, i quaranta musulmani furono fatti prigionieri e il capitano ordinò che ogni cosa venisse portata a Genova. ... continua ...

 
 
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