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... malora mi ha ingannato. Come può un lebbroso avere una voce simile? Per Allah, voglio vedere questo giovane e introdurlo presso di me". Ciò detto, scostò la tenda e si affacciò alla stanza dove stava Alá ed-Din, e gli fece cenno di seguirla e lo precedette nella camera da letto ondeggiando le anche in un modo tale da far rizzare in piedi anche un vecchione'. Guardandola, Alà ed-Din si sentì rimescolare il sangue, perché Zubaida era bella come la luna piena, flessuosa come un ramo di salice, profumava d'ambra e aveva uno sguardo di gazzella. Ciò non di meno, quando ella gli andò vicino, Alà ed-Din le disse: " Allontanati da me perché non voglio contagiarmi con la lebbra. " Allora Zubaida, dopo essersi scoperto un braccio, che era bianco e puro come l'argento, gli disse: " Allontanati tu, piuttosto, che sei lebbroso. " " Chi te lo ha detto? " fece Alà ed-Din. " La vecchia. " " E a me la vecchia ha detto la stessa cosa di te. " Allora Alà ed-Din si aprì la veste e le mostrò il suo corpo che era come argento puro, ed ella fece altrettanto, e si coricò sul letto attirandolo a sé. Così Alà ed-Din, accompagnando per mano il suo bambino, a passare per la Porta dei Trionfi, per la Porta del Pelo, per la Porta delle Vittorie, e lo condusse a visitare il suk del lunedì, e quello del martedì, del mercoledì, del giovedì, dove trovò che il tappeto era della dimensione giusta della sala, quasi che l'architetto avesse preso la misura delle due cose.
Quando venne il mattino, Alà ed-Din disse alla fanciulla: " Zubaida, cuore mio, purtroppo devo abbandonarti! " " Che cosa significa tutto questo? " " Significa, " rispose Alà ed-Din, " che tuo padre mi ha fatto firmare un contratto per cui, o io ti ripudio questa mattina in modo che tuo marito possa risposarti, oppure dovrò darti una dote di diecimila dinar, che purtroppo in questo momento non posseggo. " Zubaida rimase un istante soprappensiero poi disse: " Signore mio, dopo questa notte, per nulla al mondo mi separerò da te. Fa' come ti dico e vedrai che tutto andrà bene. " " Sì, ma io non ho i denari, " disse Alà ed-Din. " Non preoccuparti, " disse Zubaida. " Quando ti chiameranno, tu va' dal cadì e digli che non vuoi più ripudiarmi. Poi digli che non hai i denari per pagare la donazione e chiedi qualche giorno di respiro. Il cadì è un brav'uomo, e poi gli piacciono molto i bei ragazzi. Tu,lanciagli qualche occhiata assassina, in modo che quello si senta sdilinquire tutto, e vedrai che ti accorderà ciò che chiederai. Per essere più sicuri, prendi questi cento dinar, è tutto quello che mio padre mi ha lasciato, e non dimenticare di fare qualche regalo al cadì e ai suoi assistenti. Poi, Allah provvederà ai nostri bisogni. " E così fu fatto. Quando il messo del cadì venne a chiamare Alà ed-Din, questi gli regalò cinque dinar e gli spiegò il caso suo, e il messo gli diede perfettamente ragione, dicendogli che nessuna legge musulmana poteva obbligarlo a ripudiare la propria moglie e aggiungendo che avrebbe perorato per lui davanti al cadì. Così Alà ed-Din, accompagnato dal messo, si recò in tribunale; quivi giunto, Alà ed-Din si gettò in ginocchio davanti al cadì e gli prese la mano, sulla quale depose un bacio e cinquanta dinar, quindi fra un'occhiata e l'altra, che avrebbero fatto liquefare anche un santo, gli espose il suo caso. Dopo avere ascoltato, il cadì sentenziò: " Secondo le leggi musulmane, nessuno può essere obbligato a ripudiare la propria moglie. Perciò noi assegnamo a questo giovane dieci giorni di tempo per pagare il suo debito. " E fra sé e sé il cadì pensò: " Per Allah, questo bel giovane val bene diceimila dinar. Sarei ben lieto di darglieli io, se egli acconsentisse. "
Così Alà ed-Din uscì dal tribunale e comperò tutto quanto occorreva per la cena; poi tornò dalla moglie e le raccontò quello che era successo. Mangiarono e bevvero e fecero all'amore. E quando furono sazi dell'una e dell'altra cosa Alà ed-Din chiese a Zubaida di fargli sentire un po' di musica. Zubaida prese il liuto e cominciò a cantare con voce dolcissima una . canzone. Suonava così bene che avrebbe fatto ballare le rocce e avrebbe costretto gli uccelli ad arrestare il loro volo nel profondo del cielo per ascoltare la sua musica.
Mentre stavano dilettandosi in tal modo, sentirono bussare alla porta di casa. Alà ed-Din andò ad aprire e trovò quattro dervisci. " Che cosa volete? " chiese. " Signore, " risposero quelli, " siamo quattro dervisci e veniamo da paesi stranieri. Abbiamo sentito uscire da questa casa una musica meravigliosa, e c la musica e i versi sono l'alimento del nostro spirito, ti chiediamo di concederci ospitalità per questa notte, e domani mattina ce ne andremo per la nostra strada. " Alà ed-Din li fece entrare e li accolse onorevolmente, offrendo loro cibi e bevande. Ma uno dei dervisci disse: " Per Allah, solo i bruti si preoccupano del cibo. A noi basta alimentare lo spirito con musica e canti raffinati. Ma dicci, chi era che suonava il liuto così bene? forse una suonatrice di professione? " Alà ed-Din disse loro che era sua moglie e raccontò tutta la storia del ... continua ...
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