Storia di Ala ed-Din figlio di Shams ed-Din
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pilastri... dalla cavalcatura e baciò la mano di Alà ed-Din, il quale gli chiese: " Che cosa vuoi? " " Signore, " disse lo schiavo, " io sono il servo del signor Alà ed-Din, figlio di Shams ed-Din, capo dei mercanti del Cairo; mi ha mandato a lui suo padre ordinandomi di consegnargli questa lettera. " Alà ed-Din prese la lettera, l'aprì e lesse quanto segue:
" Salute e felicità da Shams ed-Din a suo figlio Alà ed-Din. Mi è stato riferito, figlio mio diletto, che la tua carovana è stata assalita dai predoni e che tu hai perduto merci e denari ' Ti mando perciò questi cinquanta muli carichi di mercanzie per un valore di cinquantamila dinar. Insieme, ti mando dei vestiti e una brocca e un bacile d'oro in regalo per la tua sposa. Abbiamo infatti saputo che hai sposato una giovane e che ti sei impegnato a pagare una dote di diecimila dinar. Le merci che ti inviamo serviranno più che abbondantemente a questo scopo, se tu, come ci è stato riferito, vuoi conservare presso di te la giovane avendola trovata di tuo gusto. Tutto questo è stato affidato al tuo schiavo Selìm. Non affliggerti per la roba perduta, perché è servita a salvarti la vita. A casa stanno tutti bene e ti salutano e attendono il tuo ritorno. "
Alà ed-Din disse allora al suocero: " Suocero mio, prenditi queste merci e vendile come vuoi; trattieni per te l'utile e rendimi il capitale." "No, per Allah, " rispose il suocero, " io non voglio nulla, e quanto alla dote mettiti d'accordo con tua moglie. " Ma ecco che sopraggiunse l'ex marito di Zubaida il quale disse al suocero: " Zio mio, fa' che Alà ed-Din ripudi come aveva promesso la moglie! " " Ciò non è possibile, " rispose il suocero, " se egli non vuole farlo. Ora ha in mano il contratto ed ha i denari per pagare la dote. " Allora il giovane se ne tornò a casa pieno di afflizione e si ammalò; e poiché la malattia era mortale, mori.
Quanto ad Alà ed-Din, dopo essersi recato, come al solito, al mercato a comprare cibi e bevande, tornò a casa e, dopo avere apparecchiato ogni cosa per la cena, disse a Zubaida: " Quei dervisci sono stati dei gran bugiardi; ci avevano fatto una promessa e non l'hanno mantenuta. " " Se tu, " rispose Zubaida, " che sei il figlio del capo dei mercanti, non avevi nemmeno una moneta, cosa vuoi che abbiano dei poveri dervisci? " " Fortuna che Allah misericordioso ha provveduto per noi. Se questa sera però vengono li lascerò in istrada. " " Perché? " chiese Zubaida. " Dobbiamo a loro e ai cento dinar che ci lasciavano sotto il tappeto se abbiamo potuto attendere fino all'arrivo delle mercanzie di tuo padre. "
Quando venne la sera, Alà ed-Din accese i lumi e invitò Zubaida a suonare e cantare. Ed ecco che si senti bussare alla porta. Alà ed-Din scese e vide i quattro dervisci. " Siete dei bugiardi, " disse loro," ma siete lo stesso i benvenuti. Entrate! " Alà ed-Din li fece sedere accanto a sé, diede loro cibi e bevande. Dopo che si furono saziati, i dervisci dissero: " Signore, eravamo molto preoccupati per te: come è andata a finire quella storia con tuo suocero? " Alà ed-Din rispose: " Allah misericordioso ha provveduto al nostro bisogno e anche di più. " Più tardi il califfo Harùn ar-Rashìd si allontanò per andare a fare un bisogno e allora il poeta Abu Nuwàs si piegò all'orecchio di Alà ed-Din e gli disse: " Stai attento a come parli, perché sei in presenza dell'Emiro dei credenti! " " Mi sono forse comportato male in presenza dell'Emiro dei credenti? " chiese Alà-ed-Din. " E chi di voi è l'Emiro dei credenti? " " Quello che è uscito or ora è il califfo Harùn ar-Rashìd, Principe dei credenti; questi è il visir Giàafar, questi è Masrùr il carnefice e io sono Abu Nuwàs, il poeta. E adesso, mio caro ospite, lascia che ti faccia una domanda e rifletti bene per un momento. Quanti giorni di viaggio ci sono fra il Cairo e Baghdad? " " Quarantacinque giorni. " " Tu sei stato assalito dai predoni solo dieci giorni fa; ebbene, " soggiunse Abu Nuwàs, " come avrebbe potuto la notizia giungere fino a tuo padre e come, avrebbe potuto questi allestire una nuova carovana e fartela pervenire nel giro di dieci giorni? " Alà ed-Din ammise di non averci pensato tanta era stata l'emozione di veder finiti i suoi guai, poi soggiunse: " Ma allora, da chi mi viene tutta questa roba? " " Dal califfo Harùn ar-Rashìd, Emiro dei credenti, per via del grande affetto che ti porta. " " E perché questo affetto? " chiese Alà ed-Din. E Abu Nuwàs rispose: " Perché sei giovane e bello. Il califfo, che Allah lo protegga, ritiene che la vista di un volto grazioso, di un giovane bello e simpatico, sia una cosa che non ha prezzo. " Intanto, Harùn ar-Rashìd rientrò nella stanza e si sedette al suo posto sul tappeto. Allora Alà ed-Din gli si gettò dinanzi e baciando la terra davanti a lui gli disse: " Allah ti conservi, o Emiro dei credenti, e non ci privi mai della tua generosità e della tua clemenza! " " Alà ed-Din, " rispose il califfo, " di' a Zubaida che ci faccia sentire della bella musica per festeggiare ... continua ...

 
 
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