Storia di Ala ed-Din figlio di Shams ed-Din
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pilastri... arrestato, deferito al tribunale del califfo e condannato a morte. Ahmed Qamaqim si pose allora sotto la protezione del visir, il quale intercedette presso il califfo e lo convinse a commutare la pena di morte in una condanna alla prigione perpetua. Ma la vecchia madre di Ahmed Qamaqìm non sapeva darsi pace. Perciò entrò quel giorno in casa della moglie del governatore sperando di indurla a intercedere presso il marito. Trovandola avvolta nel manto dell'afflizione, le chiese: " Come mai così afflitta? " " Per via di mio figlio, Assalonne Bazaza, che sicuramente morirà un giorno di questi. " " Allah lo salvi! Quale malattia lo ha colpito? " Allora la moglie del governatore le raccontò tutta la storia della schiava Yasmìn e la vecchia, dopo aver riflettuto un po', disse: " E se qualcuno inventasse un modo i Polvere nera per tingere le palpebre per salvare tuo figlio? " " E chi mai potrebbe fare ciò? " chiese la moglie del governatore con un barlume di speranza. " Sappi, o signora, " disse la vecchia " che nulla è impossibile a mio figlio Ahmed Qamaqim, il quale, però, si trova ora in carcere condannato alla prigione perpetua. Ora tu fa' come ti dico: indossa le tue vesti più belle, mettiti tutti i monili, profumati e accogli tuo marito, quando tornerà a casa, con sorrisi e moine, si che egli senta muoversi l'eredità di suo padre. E quando ti richiederà ciò che i mariti di solito chiedono alle mogli, tu rifiuterai, e poiché non v'è nulla di meglio che un rifiuto per acuire il desiderio, quando lui insisterà tu digli: < Se io faccio con te ciò che chiedi, tu mi darai quello che voglio?> Lui ti risponderà: E tu allora digli: <Prima giura che me lo darai>. E dopo che avrà giurato fagli questo discorso: " La moglie del governatore fece quanto le aveva. detto la vecchia e ottenne dal marito ciò che aveva chiesto. Così, il giorno dopo, il governatore si alzò, fece le abluzioni, recitò la preghiera del mattino, quindi andò alla prigione, dove ordinò che fosse tirato fuori Ahmed Qamaqim. Lo condusse con sé, ancora incatenato, nella sala delle udienze ' e si gettò a terra davanti al califfo il quale gli chiese: " Emiro Khalid, che cosa è questo? " Poi, avendo riconosciuto Ahmed Qamaqim, gli chiese: " Cosi sei ancora vivo, Qamaqìm? " " 0 Emiro dei credenti, " rispose Qámaqim, " lunga è la vita dell'uomo infelice! " Allora il califfo rivolto al governatore chiese: " Emiro Khalid, per che ragione l'hai condotto alla mia presenza? " E il governatore rispose: " Signore, costui ha una madre vecchia, infelice e priva di qualsiasi appoggio; costei ha supplicato il tuo schiavo di intercedere presso di te, o.Emiro dei credenti, affinché tu le liberi il figlio dalle catene. Costui, o signore, si dichiara pentito dei suoi misfatti. " Harùn ar-Rashìd si rivolse allora ad Ahmed Qamaqlm e gli chiese: " Sei davvero pentito? " E Abmed rispose: " Sono peintito, o Emiro dei credenti, con la lingua e col cuore! " Il califfo fece allora venire un fabbro ferraio, gli fece togliere i ceppi, quindi gli disse: " Poiché non voglio che spinto dal bisogno tu ricada nelle tue antiche scelleratezze, e poiché penso che nessuno in questa città conosca i ladri e i mariuoli meglio di te, così ti nomino capo della polizia. "
Qualche giorno dopo, la madre di Ahmed Qamaqim si recò a trovare il figlio e, dopo avergli raccontato la storia di Assalonne Bazaza e della schiava Yasmìn, gli chiese di escogitare qualcosa affinché il figlio del governatore potesse ottenere la schiava. " Non v'è nulla di più facile, " rispose Alimed Qamaqìm. " Questa notte stessa mi occuperò della faccenda. " Era quella la prima notte del mese e bisogna sapere che l'Emiro dei credenti aveva l'abitudine di passarla con la moglie; ma prima di entrare da lei deponeva sul trono le vesti preziose, il rosario di giada,' il pugnale e il sigillo reale, nonché una piccola lampada d'oro che gli era molto cara. Anche quella notte Harùn ar-Rashìd fece come era solito fare: depose tutte le sue cose nella sala delle udienze, affidandole agli eunuchi.
Ahmed Qamaqim. che era a conoscenza di queste abitudini, attese che si facesse notte fonda; poi, silenzioso come un'ombra, scivolò nella sala delle udienze, dove gli eunuchi, vinti dal sonno, si erano addormentati, si impossessò delle cose del califfo e fuggì via, recandosi difilato a casa di Alà ed-Din. Con l'aiuto di una corda e di un uncino scavalcò il muro. penetrò nel vestibolo e senza fare il minimo rumore tolse una mattonella dal piantito e scavò un buco nel quale depose gli oggetti che aveva preso dalla sala delle udienze.
Non seppe tuttavia resistere alla tentazione di tenere per sé una delle cose che aveva rubato. Così si nascose fra gli abiti la piccola lampada d'oro dicendosi: " Non è nelle mie abitudini lavorare per nulla. " Dopo avere rimesso a posto la mattonella, se ne andò silenzioso come era venuto ... continua ...

 
 
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