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... questa felice giornata. " E Zubaida suonò una musica che è da annoverare fra le meraviglie del mondo e che avrebbe mandato in estasi perfino i sassi. Così trascorsero lietamente le ore fino al mattino, allorchè il califfo si alzò e disse ad Alà ed-Din: "Ti aspetto domani a palazzo." " Ascolto e obbedisco, o Emiro dei credenti, se Allah lo vuole. "
Il giorno dopo Alà ed-Din riempì un cofano con doni preziosi e si recò al cospetto del califfo, ai cui piedi depose il cofano e, baciando la terra, disse: " 0 Emiro dei credenti, il Profeta, che Allah gli dia pace e benedizioni, non disdegnava di accettare i doni per non dispiacere a coloro che glieli offrivano. Il tuo servo sarebbe felice se tu volessi accettare questo piccolo cofano quale segno della sua riconoscenza. " Il califfo fu lieto di questa attenzione di Alà ed-Din ed accettò i doni dicendogli: " La tua presenza, Alà ed-Din, è già un dono per noi! Sii dunque il benvenuto nel mio palazzo e voglio che sin da oggi tu abbia un alto incarico. " Detto ciò gli fece dare una veste d'onore e lo nominò capo dei mercanti, e volle che sedesse nel suo consiglio. Quindi il califfo ordinò che fosse fatto un decreto con il quale veniva comunicata a tutti la nomina di Alà ed-Din. Poì consegnò il decreto al governatore di Baghdad, il quale lo diede all'araldo, affinchè in tutta la città venisse bandito che: " L'unico capo dei mercanti è Alà ed-Din e non vi è altro capo all'infuori di Alà ed-Din. L'Emiro dei credenti ordina che egli sia obbedito, riverito, rispettato ed onorato! " Così Alà ed-Din aprì bottega e vi pose lo schiavo Selìm affinchè vendesse e comprasse, mentre egli si recava ogni giorno al consiglio del califfo. Ora, accadde che una volta, mentre sedeva, come era solito fare, in consiglio, venne annunciato al califfo che un alto dignitario, suo commensale era stato accolto dalla misericordia di Allah. Subito il califfo si fece venire davanti Alà ed-Din, gli fece dare una ricchissima veste e lo nominò suo commensale, fissandogli un appannaggio di mille dinar. E un altro giorno avvenne che, mentre Alà ed-Din si trovava al consiglio del califfo, entrò il gran ciambellano il quale, prosternandosi davanti ad Harùn ar-Rashìd, disse: " 0 Emiro dei credenti, che Allah raddoppi i tuoi giorni! Devo annunciarti che poco fa è morto il comandante del Palazzo! " Allora il califfo ordinò immantinente che venisse data una veste d'onore ad Alà ed-Din e lo nominò comandante di Palazzo, e poichè il defunto non aveva lasciato né moglie né figli, ordinò anche che Alà ed-Din gli succedesse nel patrimonio. Ciò fatto, mise in libertà il consiglio, e Alà ed-Din se ne uscì avendo al suo seguito Ahmed ed-Danif, capitano dell'ala destra del califfo, e Hasan Shumàn, capitano dell'ala sinistra, ciascuno con quaranta uomini. Allora Alà ed-Din si volse ad Hasan Shumàn e disse: " Intercedi per me presso Ahmed ed-Danif affinchè mi accetti per figlio davanti ad Allah. " E Ahmed accettò e disse ad Alà ed-Din: " Ti scorterò ogni giorno fino al consiglio. " Così Alà ed-Din assolse per qualche tempo i suoi doveri presso il califfo.
Ora avvenne che una sera Alà ed-Din, mentre se ne stava in casa con la moglie Zubaida, dovette allontanarsi un momento per fare un bisogno. E, mentre se ne stava nel cesso, udì un grido fortissimo, accorse e vide la moglie stesa per terra. Le pose una mano sul cuore e si accorse che era morta. La mattina dopo vennero fatte le esequie e questa fu la fine di Zubaida.
Alà ed-Din si vesti a lutto e per il grande dolore che provava abbandonò le sedute del consiglio, al punto che un giorno il califfo disse a Giàafar: " 0 mio visir, per quale ragione Alà ed-Din diserta le sedute del consiglio? " " 0 Emiro dei credenti, " rispose Giàafar, " è desolato per la morte di Zubaida. " Allora il califfo disse: " È nostro dovere consolarlo. Vogliamo recarci subito da lui. " E così, scortato da servi e da guardie, il califfo si recò a casa di Alà ed-Din, il quale gli andò incontro e, prosternandosi dinanzi a lui, baciò la terra dicendo: " Allah ti conceda bene per il bene che fai! " " Alà ed-Din, " chiese il califfo, " perché hai disertato il consiglio? " " A causa della morte di mia moglie Zubaida, o Emiro dei credenti. " " Sgombra il cuore da ogni pena, perché il dolore non ti servirà a nulla. " " 0 Emiro dei credenti, il mio dolore finirà solo quando io sarò morto e sarò sepolto accanto a lei. " Allora il calino recitò i versi del poeta: " Ogni nato di donna, anche se fu lunga la sua vita, un giorno sarà posto nella bara. Come può essere lieto e godere la vita colui al quale un giorno sarà gettata la terra sul volto? " Terminate che ebbe le condoglianze, il califfo disse a Alà ed-Din: " 0 Alà ed-Din, io ho nel mio palazzo una schiava di nome Qut al-Qulùb, la quale canta e suona meravigliosamente il liuto. Voglio che essa venga a stare da te e che ti rallegri l'animo e ti consoli della tua pena." ... continua ...
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