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... Presentatosi davanti a lui, l'acquaiolo gli baciò le mani e gli disse: " 0 capitano, tu te ne stai qui tranquillo e spensierato e lasci che l'acqua scorra sotto i tuoi piedi e non sai quello che avviene in città! " " E che cosa avviene? " gli chiese Ahmed ed Danif. Allora l'acquaiolo gli rifece quello che stava capitando ad Alà ed-Din. Udita che ebbe la notizia Ahmed ed-Danif si recò immediatamente dal suo collega Hasan Shumàn e gli disse: " 0 Hasan Shumàn, io sono sicuro che Alà ed Din non c'entra per nulla in questo furto; deve trattarsi d'un complotto ordito contro di lui da qualche suo nemico! Perciò è indispensabile che noi lo salviamo dalla forca. " Hasan Shumàn stette un poco a pensare, poi si recò alla prigione e si fece consegnare dal carceriere un condannato che fosse il più possibile somigliante ad Alà ed-Din. Quindi si recò sul luogo dove era stata rizzata la forca, e dove già si trovava Alà ed-Din pronto per l'esecuzione, e costrinse il carnefice, facendogli giurare il silenzio, ad impiccare quell'uomo al posto di Alà ed-Din. Ciò fatto, Hasan Shumàn prese Alà edDin e lo condusse segretamente in casa di Ahmed ed-Danif, il quale, quando vide il giovane, gli disse: " Per Allah, figlio mio, come hai potuto lasciarti tentare da quegli oggetti, proprio tu, nel quale il califfo aveva riposto la sua fiducia e che aveva soprannominato il Fedelissimo? " E Alà ed-Din rispose: " Davanti ad Allah Onnipotente, giuro che questo misfatto non è opera mia né so chi lo abbia commesso! " Ahmed ed-Danif ci stette un po' a pensare, poi disse: " Se così è, figlio mio, questo complotto è opera di un tuo nemico. Prima o poi gliela faremo pagare, Ma intanto bisogna che tu lasci Baghdad, perché la vita è dura quando si ha per nemico un re. " " E dove andrò, padre mio? " " Ti condurrò ad Alessandria, che è una città benedetta da Dio, prospera, e dove la vita è facile. " Ascolto e obbedisco, " rispose Alà ed-Din.
Così l'indomani Ahmed ed-Danif disse ad Hasan Shumàn " Farò uscire di città Alà ed-Din e lo porrò in salvo. Se il califfo domanda di me, digli che sono andato a fare un giro:d'ispezione. " E preso Alà ed-Din uscì da Baghdad. Dopo avere camminato per un pezzo, incontrarono due ricchi ebrei, esattori del califfo, a cavallo di due mule. Ahmed ed-Danif sbarrò loro la strada e disse: " Dovete pagare il pedaggio! " " E perché? " " Perché io, " rispose Ahmed, " sono di guardia in questo luogo. " Si fece dare così cento dinar, ma poi, temendo che quelli riferissero la cosa al califfo, li uccise e si prese anche le mule. Così, a cavallo delle mule, giunsero più speditamente nel porto di Ayyàs. Vendettero una mula e lasciarono l'altra in consegna al padrone della locanda, quindi, nel medesimo giorno, si imbarcarono su una nave che li portò ad Alessandria. Quivi giunti, si misero in giro per il mercato fino a che incontrarono un banditore che vendeva, per conto dell'erario, una bottega e un alloggio con tutto quanto contenevano. Ahmed ed-Danif l'acquistò per mille dinar e v'installò Alà ed-Din dicendogli: " Questo alloggio e questa bottega, con le merci che contiene, sono ora di tua proprietà. Rimani qui, compra e vendi e non darti pensiero, perché Allah misericordioso benedice colui che commercia. Non muoverti da questa città finchè non avrai mie notizie. " Ciò detto partì e ritornò a Baghdad, dove, appena arrivato, chiese al capitano Hasan: " Il califfo ha domandato di me? " " Non ci ha nemmeno pensato. " Così Ahmed ed-Danif riprese servizio e cominciò a investigare sulla faccenda del furto.
Intanto, Assalonne Bazaza, figlio del governatore Khalid, non potendo soddisfare il suo desiderio per la schiava Yasmìn, era morto di consunzione ed era stato seppellito. Yasmìn, invece, aveva dato alla luce il figlio che aveva concépito con Alà ed-Din. Quando il bambino nacque, vide che era bello come una luna piena e lo chiamò Aslàn. Poi lo allattò e lo svezzò, e.il bambino cominciò a muoversi, dapprima su quattro gambe e infine su due. Ora avvenne che un giorno, mentre Yasmin era occupata in cucina, il bambino, trovata una porta aperta, salì le scale del palazzo ed entrò nella camera dell'emiro Khalid. Quando Yasmìn, che andava in cerca del figlio, entrò nella stanza, vide il piccolo che giocava sulle ginocchia del governatore; e ciò era avvenuto perché Allah aveva messo nel cuore del governatore l'affetto per quel bambino. Allora il governatore si volse a Yasmìn e le disse:" Avvicinati, ragazza! Questo bambino sarebbe figlio tuo? " Yasmìn rispose: " Sì, o signore, è il frutto del mio cuore. " " E il padre chi è? Forse uno dei servi della mia casa? " " Suo padre, " rispose Yasmìn, " fu Alà ed-Din: ma egli è morto, ed ora il bambino è figlio tuo. " Disse l'emiro: " Per Allah! Voglio che da oggi questo bambino sia considerato davvero figlio mio! " E sull'istante lo adottò dicendo alla madre: " Quando questo bimbo sarà cresciuto e ti domanderà tu rispondi: " E Yasmìn rispose: "Ascolto e obbedisco". ... continua ...
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